Strusciavo i piedi sulle fantasie delle mattonelle.

Camminavo per queste stanze, strusciavo la mano lungo i muri intonacati del corridoio.

Con la punta delle dita, riuscivo a sentire il legno delle cornici di quei quadri pesanti.
Camminavo per queste stanze come persa in un tempo inesistente, in un tempo emotivo fatto di ricordi passati e dolori presenti.
E queste pareti le toccavo quasi fossero vive, quasi fossero umane.
E dentro qualcosa faceva un male incredibile.
Ho abbracciato il pezzetto di muro che separa l’andito dopo l’ingresso dal corridoio.
Sono uscita.
Non era più casa mia.

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