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Buon Compleanno

by gud, novembre 10, 2012

“che nome complicato signorina”
“che vuol che le dica, un nome semplice non sta bene ad una persona che semplice non è.”
“lo prenderebbe un caffè con me?”
“non penso proprio, è già tanto che abbia ignorato l’accordo tra lei e la mia amica, di modo che lei oggi abbia saputo esattamente a quale ora e dove aspettarmi.”
“ma cosa sta insi..”
“oh lasci stare, vi ho visti parlare lo scorso giovedì e poi Flora non è certo abile nel mantenere quel certo tipo di confidenza… anzi, a dire il vero, nessun genere di confidenza.”
“allora mi faccia rimediare, si faccia offrire questo caffè”
“mi piacerebbe ma è arrivata la corriera, arrivederci singnor?”
“Franco, mi chiami Franco, ma ha detto che le piacerebbe? Le piacerebbe davvero?”
Le porte della corriera si chiusero, lei prese posto vicino al finestrino, si accomodò il cappello e lanciò un’occhiata nascosta dai boccoli bruni al ragazzo ancora lì alla fermata.

La corriera partì.
Il resto complicato e strano come i loro nomi scritti per intero.

Poi lei rimase sola, col peso di un vuoto lungo una vita.

Ogni giorno è ricordo
ogni giorno è memoria.
Ogni giorno è un giorno in più che c’è
e un in più che manca.
Eppure lei è sempre lì.
Con gli occhi grandi e scuri, i boccoli un po’ più crespi, un po’ più bianchi.
Sempre lì con una parola dolce ed un appunto burbero.
Sempre lì che in realtà è qui.
Qui che ogni pranzo è l’occasione per gli aneddoti dei tempi di guerra,
che ogni viso triste per il mal d’amore lei sa che vuol dire e ti sa spiegare.
Qui pronta a recensire i miei disegni, i miei racconti, il test che se non li capisce va rifatto tutto.
La donna che mi tiene stretta sempre e riempie casa con l’odore di vaniglia.
La nonna che ha creduto in me in momenti in cui nessuno mai, nemmeno io, su me avrei scommesso niente.

Ottantanove anni a testa alta, umile e orgogliosa, al posto di comando di una famiglia storta e un po’ ammaccata ma sempre unita fino in fondo, che suona bene e fa anche un po’ paura.

Buon Compleanno Nonna.
Sono contenta che tu sia una donna d’altri tempi e che mi abbia insegnato tutto ciò che so di uomini e cucina, sono contenta che tu abbia gusti d’altri tempi che piacciano anche a me che in questi tempi sto ma che alla fine non mi piacciono poi tanto. Sono contenta tu sia una donna d’altri tempi e che tu abbia passato intere ore a raccontarmi un mondo in cui si faceva in bicicletta una città per dirsi “ciao” e “ti voglio bene”. Sono contenta che tu venga da quel tempo in cui insegnavano ad aspettare, in cui tutto aveva un proprio tempo, come il ciambellone, che non puoi inventarti quante uova servono o per quanto deve stare in forno perché poi sennò è tutto da buttare.
Ti amo tanto.

e sono anche contenta che tu mi abbia chiesto cos’è facebook e dove sta, ed anche la email, il cui concetto t’è piaciuto tanto. Col cordless ormai ho perso le speranze ma magari prima o poi dirai anche “scottex”

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