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Tempo reale

by gud, maggio 14, 2013

Quanti metri sono?
Non lo so
Non lo sai tipo cinque? Meno?
Non lo so, tipo venti.
Torno indietro.
Non puoi.
Cazzo non posso.
E buttati.
E cristomadonna.

Conosco un posto bellissimo.
Questo posto è una spiaggia sassosa, una di quelle che se hai scordato le infradito, alle tre, quando sulle pietre più piane potresti friggerci un uovo, se c’è una cosa che ti ricordi sono tutti i santi del paradiso e li tiri giù uno per uno.
La strada per arrivare a questa spiaggia sassosa passa in discesa, da una radura che tra una lattina e una cicca, ricorda il boschetto di fantaghirò, o quello di blarwitchproject, dipende dall’orario.
Passata la macchia verde, un bivio.
Da una parte la strada continua tra pietre quasi verticali da scalare stando attenti a non far cadere lo zainetto coi panini, che ti senti tipo Jane, col vento tra i capelli e le mosse agili e fluenti, in perfetto equilibrio nelle tue ciabattine e invece sei tipo Cita, spettinata e maldestra, che dopo aver sudato sette camicie quando hai messo male la caviglia, arrivi in fondo ringraziando il cielo che provvede abbracciandoti con un cavallone che impietoso bagna te, il prendisole e lo zaino dei panini.
Dall’altra parte il sentiero continua per tre massi piani, poi il balcone dei suicidi, dritto sullo strapiombo.
L’acqua è molto bella.
È trasparente e salata.
Cristallina e piena di cose da vedere.
Un’acqua giusta per le immersioni.
Non potendo fare le buche o i castelli, le immersioni sono il gioco più divertente.
E poi i tuffi.
Ecco.
I tuffi non so ancora se sono divertenti.
Però sono interessanti.
Ci sono diversi scogli in questa spiaggia sassosa, e ce n’è uno alto, il più alto di tutti e da questo scoglio si fanno i tuffi seri.
E sono seri perché il sentiero per arrivare a quel trampolino roccioso è impervio, scivoloso e a senso unico.
Devi arrampicarti tra scogli vestiti d’alghe, ed anche scavalcare sassi aguzzi ed una volta che sei lì non puoi più tornare indietro.
Proprio non puoi.
Puoi scendere solo tuffandoti.
Non mi sorprenderei se un giorno ci trovassero lo scheletro sbiancato dal salmastro, di qualche timoroso avventuriero preso da un attacco di rischio troppo forte per il proprio timoroso cuore.
Quindi sei lassù ed il cielo è vicinissimo e i bagnanti piccolissimi e il cuore batte, per amor di superlativo, fortissimo.
E ti chiedi perché sei salito, perché non sei rimasto a prendere il sole tranquillo, a mangiare un gelato comprato dal venditore abusivo che alla fine sembrava simpatico, e stai prendendo tempo con te stesso per fare una cosa che ormai devi fare dicendo che non vuoi quando in fondo in fondo vuoi e anche parecchio.
E allora tieni il fiato.
Reggi il costume.
E salti.

Conosco un posto bellissimo dove vorrei portarti
In questo posto c’è l’acqua trasparente e i sassi al posto della sabbia,
possiamo fare le immersioni e mangiare i ghiaccioli.
E ti ci vorrei portare adesso.
Proprio ora.
Perché c’è un posto, in questo posto, che ti ricorda una cosa.
Che non puoi vivere un tempo diverso da quello reale.

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