Menu

Fiori di carta

by gud, maggio 19, 2013

I tempi delle parole sono come i tempi dei fiori.

L’ultima volta che l’ho visto gli ho lasciato un bigliettino in tasca.

Il tempo di preparare il terreno.

Sono le diciassette e cinquanta, è un lunedì pomeriggio e sto tornando a casa.
Il sole di taglio mi riflette sugl’occhiali ai quali devo ancora far abitudine.
Abbasso la testa per metterli via e nella vetrina c’è un quaderno quadrato.
Fanno tre e settanta, e torno a casa.

Il tempo del seme.

Sono le nove e quindici, mi sono scottata la punta della lingua col caffè bollente.
A lezione disegno cerchietti e quadrati, quadretti accerchiati forse.
Una frase, quel fuoricontesto che rende la noia, il tempo di un attimo, interessante.
Scrivo due righe. Uno strappo.

Il tempo di cogliere.

Sono le… non so che ore fossero, non porto orologi o forse ero solo distratta.
Distratto lui che chiude gli occhi se schiude le labbra sopra le mie.
Tiene le mani a cornice del viso, sul collo, la spalla sinistra.
Lo bacio, sorrido, dice qualcosa, una mano in tasca, un bacio ancora.

Il tempo dell’attesa.

L’ha capito?
Gli è piaciuto?
L’ha trovato?
L’avrà perso

L’ultima volta che l’ho visto gli ho lasciato un bigliettino, piegato quadrato, in fondo alla tasca.
Un bigliettino con dentro il tempo di me che scrivo, di lui che leggerà che poi sarà avràletto.
Il tempo di un’emozione stupida e bella come un fiore.

Un’antologia.

1 Comment


  • Mi emozionano tutti! e mi piace molto come scrivi, complimenti :)un'isiota

Leave a Reply

Your email address will not be published Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*