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Questa è per te, attento che scotta.

by gud, maggio 27, 2013

Sono una ragazza complessa, complessata no, magari complicata a volte.
Per questo mi piacciono le cose semplici.
Semplici come le torte, come i dolci, che sono sempre il regalo giusto quando sai che vuoi dire ma non sai tanto bene come.

La settimana scorsa ho fatto dei biscotti.
Li ho fatti per te.
Impastavo e pensavo a cosa avrei detto nel darteli.
Stesa la pasta, tagliando con le formine, cercavo un pretesto, una cosa divertente da dirti.
Li ho guardati indorarsi dal vetro del forno e quando la casa si è riempita di buono ho pensato che è quel sapore lì che devono avere i tuoi baci.
Il timer ha suonato, li ho fatti freddare, li ho messi in un vassoino
e non te li ho dati.
Li ho lasciati alla vicina di casa, è sempre gentile, poi magari è una serialkiller che colleziona bulbi oculari umani sotto formalina, ma non me lo sarei mai aspettato.

Due giorni fa ho fatto un altro tentativo, una specie di crostata di mele.
L’ho fatta con una ricetta nuova, diversa, d’oltreoceano.
Infatti sopra è coperta di pasta, le mele sono una sorpresa che trovi dentro.
Ci ho messo la cannella perché mi piace, a te non so.
Mi sentivo biancaneve, ma il bordino l’ho fatto con la forchetta, va bene lo stesso?
Credo di sì- ho pensato e l’ho messa un quarto d’ora a duecento e mezz’ora a centottanta.
E dopo un po’ il profumo della cannella è arrivato anche a quel vicino di giardino che da due anni suonacchia la tromba.
E allora ho cominciato a pensare che questo sapore magari non ti piace, magari ti fa proprio schifo, magari lo detesti, magari la cannella è per te quel che per me sono le zucchine, o peggio, le banane.
Quindi non ho nemmeno fantasticato, l’ho impacchettata e l’ho portata al 12 della via di fianco.
“spero che ti piaccia” ho detto “almeno se mangi non suoni e magari dormo serena” ho pensato.

Non sono una che si perde d’animo.
Vado per tentativi.
Oggi vada per un classico, il ciambellone.
La ricetta è quella di mia nonna, la forma pure, il talento meno.
Però mentre lavoravo l’impasto ho messo la radio che mi ha voluto bene, una volta tanto.
E nell’imburrare la forma ci ho messo la stessa cura che ci metterei accarezzandoti il viso.
Per fare le cose per bene, qualsiasi tipo di cosa si voglia fare, sporcarsi le mani è la base.
E quanto è divertente.
Ho atteso tutto il tempo che serviva.
È un dolce strano, perché è incredibilmente adattissimo per accompagnare qualsiasi cosa.
È buono col miele, con la marmellata, con la nutella, con la panna, col liquore, col tè, col caffè, con le fragole eppure, così, biscottato e soffice, da sé, è perfetto.
E mentre pensavo questa cosa mi sono anche bruciata per non farlo rompere tirandolo fuori dallo stampo.
Non tutte le ciambelle riescono col buco.
Questa sì.
Ed è qui, sul tavolo di legno, a riempire la casa di un profumo che non sto nemmeno a raccontare.
Ti piacerebbe.
Ti piacerebbe sul serio. Penso.
Credo.

Credo che non saprai mai che questa torta esiste.
Perché amo le cose semplici ma sono complessa.

Col complesso della ragazza della torta accanto.

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