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by gud, giugno 13, 2013

Ma io cosa ci posso fare?
Guarda, adesso mi siedo qui, ti dico tutto e però poi per cortesia, basta.
Meglio sul tavolo?
Bene, vada per il tavolo.
Cazzo quanto è freddo.
Sbottono la camicia?
Perfetto.
Allora mettiamo subito in chiaro una cosa.
Io non spiego mai niente.
No no no non mi guardare così.
Mai e niente vogliono dire davvero mai e niente.
Non che se uno mi chiede come funziona il programma della lavatrice non gli risponda certo.
Non spiego mai niente, un cazzo niente, di me.
Perché? Abbiamo detto sinceri?
I braccialetti dove li metto? Bustina? Ok.
Dov’ero… ah, sì, bene.
Non spiego niente di me perché per me è tutto molto naturale e come lo capisco io, tutti possono capirlo, non trovi? E se così non è, beh ho i miei tempi di risposta e la mia voglia di rispondere non è sempre la stessa, poi non mi piace scoprirmi, dare così, a qualcuno, tutte le possibilità di ferirmi porgendo il fianco.
Tolgo anche i Jeans? Li appoggio qui?
E quindi non è che arrivi, metti in disordine i miei compostissimi disastri e te ne vai con la pretesa che sia tutto uguale, tutto a posto, tutto intatto.
Intatto un cazzo.
E non ci trovo niente di buffo.
No non è vero, ci ho riso anche io, tra un pianto e un altro.
In fin dei conti mi sono sforzata tanto per stare così nel mio e nel tempo di un giorno, per te, sono diventata più trasparente di un’acqua in bicchiere.
Ti piace? Il colore è lo stesso ma questo è in pizzo, non so, ho comprato i completini di questo mese pensando che ti saresti divertito a toglierli quanto io a farmi guardare.
Lo metto nell’altra busta.
Sei triste adesso.
Lo sai a me non piace parlare, soprattutto quando necessario.
Sono molto femminile per molte molte molte anche troppe cose ma per altre insomma.
Due birre, una pizza e un divano mi hanno reso la vita sempre molto più semplice di dobbiamoparlare.
Pensavo fosse successo tutto troppo presto e tutto, soprattutto, solo nella mia testa, un po’ come adesso, sai sono abituata a vivere a cavallo dei miei sogni fantasiosi.
Però ora mi accarezzi il viso, mi baci le mani, sorridi passando le dita tra i colori strani dei miei capelli.
Io sono nuda e tu sei trasparente.
Toglimi tu la catenina.
Puoi risparmiarti la fatica, è stato un incidente.
Non devo muovermi? No tranquillo, gli aghi non mi fanno paura, mi sono sempre piaciuti.
Anche la storia del sangue, beh l’ho sempre trovato interessante…
Poi non credo che mi farà male.
Vederti piangere invece.
Se avessi saputo che ci saremo rivisti solo oggi, ti avrei baciato.
Meglio.

E questo?
Sembra uno di quegli anellini da estate, quelli da mettere con le infradito.
Mancano le infradito.
Hai scritto giusto il nome sul cartellino? Mia mamma ci tiene.

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