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Duecentonove parole di delicata mancanza

by gud, febbraio 21, 2015

Sento la tua voce nel mezzo della testa.
È ferma e sicura, conficcata nel mio senso di inadeguatezza.
Me ne sto immobile sotto quest’albero che sta fiorendo ed il miracolo del boccio che squarcia la patina ghiacciata dell’inverno mi scioglie in un frizzio impulsivo di riflesso, entrambi gli occhi, il cuore e tutto quel che resta.
Le tue mani stringono le mie, strette a loro stesse ed è un tocco profondo che punge i tendini delle mie gambe, che fa tremare le giunture portanti, che mi fa affondare dolce, le ginocchia nella terra.
C’è troppo luminoso amore per i miei polmoni grigi di lucky strike rosse.
C’è troppa retorica per un messaggio semplice.
Mi impegno ogni giorno a perdere lo sguardo in posti in cui so che non ti troverò.
Poi il naso freddo, le guance scaldate dal primo solicino timido e crollo misera nel tuo abbraccio che non posso confondere.
Questo pezzo di mondo, nel mezzo al mondo, è nostro soltanto.
La terra umida, la sbucciatura sul ginocchio, la busta di carta del pane.
Mi spacchi il cuore solo volendomi bene.
Sarò sempre impreparata alla purezza della tua gratuità.
Rallento il respiro per sentirti di più.
Tu ti fai mani di tiepido sole, io immobile ti lascio fare.

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