Condizionale stretto.

Vorrei parlarti con le parole più comuni che so.
Vorrei raccontarti della mia noia, della fretta, della smania.
Vorrei telefonarti mentre cammino per le strade del mare e e lamentarmi delle cose solite.

Vorrei sapere che ne pensi dei miei progetti, dei sogni che mi vergogno a far schiudere.
Vorrei ascoltare i tuoi consigli sulle mie indecisioni.
Vorrei litigare perché disordinata io e smemorata tu.

Vorrei prepararti il tè a metà pomeriggio e chiederti se è una giornata da burro e marmellata o acciughe.
Vorrei rispondere alle domande sulle ricette che seguo mentre mi osservi.
Vorrei accarezzarti la testa mentre dormi e spettinarti, soltanto un po’.

Quanto sarebbe giusta una ferma avversativa e quanto è assente la voglia di accondiscendere a questi percorsi pre visibili.
Non gli occhi su ieri, la mano adesso.
Non la vista, il tatto.
Questo sei nel mio presente.
La memoria delle dita nella pelle vetrina che fascia i nodi lungo le tue giunture.
Ti sento accarezzarmi la guancia e con tatto conservo la profondità della delicatezza di un taglio senza sangue.

Condizione d’esistenza. Stringo più forte il condizionale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *