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Rubi .

by gud, ottobre 14, 2009

I miei capelli scivolavano leggeri sulle mie spalle mentre porgevo il busto in avanti verso la scrivania dello studio. I miei occhi posati sul foglio si perdevano in quello spazio immensamente bianco da riempire con mie singole, uniche idee. L’ora era tarda, il rumore del traffico quasi scomparso, il silenzio era violato soltanto dal ronzio impercettibile della lampada al neon. Mi alzai di scatto sperando che cambiare postazione sarebbe servito a stimolare la mia creatività che sembrava ormai morta, sepolta e compianta… stavo per risedermi quando sentii il rumore delle chiavi girare nella serratura, il rumore delle sue chiavi. Per me era diventato inconfondibile quel suono, un tintinnio metallico armonioso e il campanellino etnico rendevano la sua entrata assolutamente riconoscibile anche per orecchie meno accorte delle mie che comunque lo percepivano sempre.
Per un attimo non seppi che fare, mi avvicinai al corridoio per arrivare alla stanza dell’entrata ma quando la porta si aprì, silenziosa e rapida, tornai al mio posto fingendo di non essermi accorta del suo arrivo, presi una matita ed assunsi un atteggiamento serio e concentrato. Ascoltavo con attenzione i suoi passaggi: chiudere la porta, appoggiare gli oggetti nello svuotatasche, posare il giubbotto e andare nel suo ufficio…no, aprì la porta del suo ufficio ma poi si diresse verso il mio. sentivo i suoi passi sempre più vicini, più vicino lui, più tesa io. La porta era socchiusa, tenevo lo sguardo basso fissando la sottile lama di luce che filtrava dall’apertura quando lui arrivò lì, in silenzio, si era accorto della mia presenza e non volendo interrompere quella che a lui sembrava essere pura applicazione, rimase fermo e curioso ad osservarmi. Sentivo i suoi occhi su di me, l’atmosfera notturna agevolava il nascere di sublimi pensieri contorti poi la porta emise un cigolio ed a quel punto mi girai di scatto. -“scusami, non volevo interromperti…” -“figurati, non ero a niente, non è serata…ma che fai qui?” -“non riuscivo a prendere sonno e facendo due passi sono arrivato qui.” -“io sono metereopatica, quando il tempo cambia raramente dormo…” -“a cosa stavi lavorando?” -“ad una tavola a tema..” -“quale tema?” -” la tensione…il sospeso…vago, indefinito…” -“posso vedere?” allora si avvicinò a me, il suo braccio sinistro si appoggiò sul bordo dello schienale della poltrona su cui ero seduta, mentre con il destro prese in mano i fogli per lo più immacolati. Li stava prendendo quando, sbagliando posizione d’appoggio con la mano, scivolò su di me. Il suo viso vicino al mio, il profumo del suo dopobarba… -“ti ho fatto male?” -“no affatto! sei stanco?” -“un po’ ma mi è venuta un’idea” Prese un pennarello, si mise in piedi dietro di me avvolgendomi in un abbraccio per lui lavorativo, mettendo i fogli di fronte a noi sulla scrivania iniziò a disegnare, disegnare e parlare… gli tenni il seguito per qualche istante ma poi fui innegabilmente distratta dal sentirlo così estremamente vicino…sentivo il suo corpo in ogni preciso punto in cui sfiorava il mio, percepivo l’intensità con cui premeva il pennarello sul foglio, ascoltavo il rumore della carta che prendeva vita insieme alle sue parole che facevano da sottofondo ai miei pensieri che sembravano sospesi tra il reale e l’utopia… il suo respiro soffiò lieve e involontario sul mio collo. Con un gesto quasi incondizionato mi voltai verso di lui, lui si girò verso di me e smise di parlare.
Io lo fissavo languida, sentivo tremare leggermente le labbra che, socchiuse, erano attratte come calamite dalle sue. Il suo sguardo oltrepassava le lenti e colpiva diretto e deciso il mio. Statico e magnetico, aveva tutta l’aria di essere un momento sospeso nel tempo, anche pensare era diventato un gesto difficile da mettere in atto…controllavo il mio respiro ma non abbastanza efficacemente, il mio petto sussultava, affondava, mal celava le mie intenzioni…lui non poneva fine alla mia dolce agonia. Io neppure. un’inaspettata pioggia battente sui vetri delle finestre sciolse irreparabilmente la tensione che si era così volutamente creata. maledetta pioggia. -“dicevamo?” disse lui con un filo di voce -“non ricordo” risposi io con aria leggermente sconsolata… mi alzai togliendomi da quell’ abbraccio che per il mio desiderio era diventato una morsa soffocante -“io ho bisogno di un caffé, torno subito” lui mi guardò confuso ed io mi allontanai in fretta in direzione della macchinetta. Oltrepassai il corridoio semibuio e arrivando nella saletta della pausa non potevo fare a meno di rivedere quella scena appena successa. Accesi la luce, premetti il tasto on della macchina e aspettando che fosse pronta non sapevo come resistere al nodo di tensione che sembrava strangolarmi, volevo piangere, volevo ridere, volevo andare da lui ed essere davvero sincera. La lucina della macchina divenne verde, misi il bicchiere di plastica bianco sotto l’erogatore e premetti l’ennesimo bottone. il caffé scendeva ed io non riuscivo ad interrompere il flusso dei miei pensieri tanto insoddisfacenti… stavo bevendo e la testa non smetteva di girare, il mio sguardo sempre basso, i miei pensieri sempre altrove…giunsi alla tragicamente ironica conclusione che se non avevo ottenuto quel che volevo, almeno avevo uno spunto per la mia tavola a tema… e la sua voce :”è ancora accesa la macchina?” -“si è accesa” -“bene” Infinitamente stupida, mi sentivo come una bambina che interpreta fiabescamente la gran parte delle cose che le accadono, il granchio che avevo preso pesava imponente sul mio instancabile orgoglio… Pur non essendo talentuosa, fin da piccola ero sempre stata intelligente, ero sempre riuscita a capire. ma capire cosa? il vero che pareva nascondersi dietro le mie illusioni sembrava essersi dissolto come lo zucchero di canna nel mio caffé triste. seguivo questo sciocco parallelismo quando mi accorsi che il caffé era finito e che sul fondo del bicchierino aveva resistito un mucchietto di granelli, ingenuamente sorrisi come se in quel dolce deposito fosse ancora viva un po’ di speranza…

1 Comment


  • Beh... non mi hai mai fatto vedere i tuoi disegni, ma scrivi molto bene. Sceneggiatrice in divenire?Pensaci.

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