Due minuti e sette secondi

Una panchina lungo la via centrale del paese.
L’uomo si siede.

Accende una sigaretta.

Un gesto lento, perfetto. Quasi sacro.
Un respiro profondo. Il fumo brucia nei polmoni che si riempiono.
Lo sguardo è a mezz’aria e, improvvisamente, c’è calma.
Intorno. Dentro. E’ silenzio.
Le parole hanno premuto in testa fino al dolore.
Le tempie parevano scoppiargli.
Un turbinio senza sosta.
Una tempesta irragionevole.
Ed ora anche la coscienza tace. E’ respiro. E’ quasi vita.
Ora c’è di nuovo il tempo, che scorre disteso.
Gli si siede accanto, gli poggia una mano sulla spalla e continua il suo corso.
Ora può di nuovo stare lì e guardare.
Già, nessun vizio è più appropriato del fumo per accompagnare il solo guardare.
Guardare lo snodarsi degl’eventi.
Guardare la signora coi tacchi bassi che cammina in fretta o l’uomo che passeggia e nervosamente stropiccia il giornale…
Solo guardare e forse accorgersi…
Il mozzicone tocca il lastricato.
L’uomo sorride, mette una mano in tasca e riprende il tempo, di qualche passo più avanti.
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