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Tragedia avverbiale

by gud, gennaio 21, 2014

Dici che con te sia stata una dura, che abbia ferito e preso senza ringraziare, senza voltarmi indietro, senza ricambiare.
Dici che con te sia stata una stronza, un’egoista, una ruffiana, una puttana senza vie di mezzo.
Dici che al mondo, in tutto il tempo, tu mai abbia pianto quanto col mio nome in bocca.
Dici.
Ed io non so darti torto.
Eppure mi ricordo che la sera di un vestito corto ed una birra scura, coi tuoi capelli, i miei occhiali, i nostri visi amici, ero felice come mai ero stata prima.
E ancora, tempo dopo, calpestando le rovine, quando ti rividi, fu più di quanto mai avrei potuto scrivere nei miei diari.
Ti ho voluto tanto quanto facilmente poi ti ho fatto andare via.
Lo meriti il tuo amore nuovo.
Per ogni notte in pena che non hai dormito, col cuscino stretto e il mio profumo uguale ancora addosso.
Lo meriti il tuo amore nuovo.
Per ogni giorno in cui sei stato triste prima che arrivassi, ed ogni giorno dopo.
Lo meriti il tuo amore nuovo.
Per il bello che nascondi dietro le croste dure delle ginocchia del cuore.

Non sarò mai felice per te. lo stesso.

Dici che con te sia stata una dura perché non hai idea di quanto lo sia stando con me di fronte.
Dici che con te sia stata stronza perché ti è sfuggita all’attenzione tutta la vita tra il salutarti e il rivederti poi.
Dici che mai avevi pianto tanto per qualcuno e mai nessuno fu più celere a riscrivere il nome sulla targhetta dei buoni sentimenti.

La stessa razza.
Gli stessi difetti.
La stessa dannata, dannata bellezza.

Una tragedia avverbiale.

Mi amavi troppo
mentre bastava 
mi amassi 
comunque.

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