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Frattura

by gud, marzo 3, 2014

Se anche non mi amavi stupidamente tanto quanto io facevo con te, non ha importanza.
Non ne ha nella misura in cui l’amore condiviso, l’amore per un viso, si fa riflesso negl’occhi dell’amato e  perdersi nel tenero lucido nero è uno sfarfallare di ciglia. L’abisso di chi si innamora una seconda volta, oltre l’amato, di se stesso.

Quando ti ho sfiorato ho passato piano le dita sui profili di quella felicità, triste dell’avere tutto ciò che si possa mai volere, essendo consapevole perfettamente del tempo che mancasse alla restituzione.

Prima, mi hanno dichiarato amori incredibili, ed ho creduto persino di ricambiare.
Poi tu.
E l’amore non l’ho più guardato in faccia.

La debolezza amorosa sembra da me, sempre lontanissima.
E non mi resta che credere.
Sentirò ancora quel tremore lì.
Vorrò ancora qualcuno così.
Avrò ancora tutta quella paura.

Credo.

L’amore per te mi ha fatta correre più veloce di una gazzella sotto tiro di un grosso felino.

Ma il mio cuore è tuo oggi come lo era prima di sapere che esistessi, tu e le tue stranezze.
Tu e la vita che va avanti lo stesso, sebbene ci sia stato un intoppo nel flusso cosmico degli affari dell’universo: quel “noi” rimasto sulle labbra di un destino inespresso.

Riguardi quella me di ieri apprezzando le fattezze del viso, del seno e quel che hai percepito della caratura più segreta. E non è nemmeno lontanamente l’avverbio che detesto.

Anche ammettendo che nell’amore per te, non sia stata più cauta di un bambino corrente sul bordo lucido della piscina, impugnante fierissimo, appuntite forbici, sono stata la miglior me stessa di sempre

Per questo, esattamente per questo, anche se non mi amavi stupidamente tanto quanto io facessi con te, non ha importanza.
È quanto basta per conservare il luccichìo entusiasta ogni volta che ti vedo.
È abbastanza l’avverbio che detesto.

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