Menu

Se mi chiedessi dove andiamo ti porterei qui.

by gud, luglio 4, 2014

Ti porterei in un posto che conosco.
Questo posto che conosco è un parco, quindi ti porterei in un parco che conosco.
Questo parco che conosco si chiama parco dei Mostri ed è a Viterbo.
Il parco dei mostri è il giardino selvatico ideale per una ragazzina stramba come me.
E ti porterei lì per una manciata di motivi diversi.
Perché le piante non riflettono, quindi puoi non preoccuparti di come appari nelle vetrine del centro.
Perché lo smartphone non prende, nemmeno con tim.
Perché sei carino e nel bosco lo sei di più.
e perché se sei circondato da mostri enormi fuori, ti senti meno sbagliato e piccolo dentro.

Seguendo il sentiero li scopri tutti, uno per uno.
E puoi scegliere di sciogliere i tuoi mostri e lasciarli liberi di pascolare nell’erba sincera di un luogo senza giudizi.
Poi ti mostrerei i miei.
La tartaruga che perde le occasioni.
L’elefante che si rifugia nella comoda aurea gabbia.
L’urlo di pietra, paralizzato.

E se a quel punto fossi ancora lì ti porterei nel cuore del bosco più spaventoso.
Se esiste un’architettura dell’anima, la mia è lì ed è una casa, la casa pendente.
È un’inabitabile locale ampio, su due piani che si erge su un masso inclinato.
Contro ogni buon senso, conto logica, dalla sua finestra vedi tutto perfettamente dritto.

Insomma il mio demone è così, è una casa storta con una finestra.
Le biglie rotoleranno sempre in un verso ed io mi affaccerò sempre ad una finestra di 20° pendente sul mondo perpendicolare all’orizzonte.
Se ti va bene cenare sopra un tavolo con due zeppe, seduto su sedie con due gambe più corte, i tuoi mostri possono giocare a biglie giù in salotto.

No Comments


Leave a Reply

Your email address will not be published Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*