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Marea

by gud, maggio 16, 2015

Cazzo quante ce ne siamo dette.
L’ultima litigata che abbiamo fatto era proprio definitiva, una di quelle robe che ti incontri per strada e cambi marciapiede.
Sei pazza, fatti curare.
Sei una stronza, considerami morta.

Quando ero arrabbiata con te ho scritto un racconto. Una tartare di risentimento costellata dal lato triste della verità.
Parlava di una volpe a cui il cuore batteva più veloce che a tutti gli altri animali e che quindi doveva correre più forte, respirare più forte, mordere più forte.
Non le bastava mai la terra, non le bastava mai l’aria, non le bastava il bosco.
Una notte la volpe, presa da tutta la vita che le scorreva dentro, corse forte, più forte di sempre e finalmente sentì il vento che cercava che gli teneva indietro le orecchie, che le faceva lacrimare gli occhi spalancati, che finalmente la faceva respirare.
Una saetta rossa tra il bruno dei cipressi.
La libertà.
“eccolo” pensò a quel punto la volpe, “eccolo. Il mio posto nel mondo”.

Una scia rossa sul nero dell’asfalto.
Il posto nel mondo.

Ecco e adesso che non sono arrabbiata penso la stessa cosa.
Tutta quella delicatezza che sapevi mostrare, tutta la bellezza che eri in grado di vedere, tutto il dolore da cui riuscivi a farti ferire facevano parte di un bosco di cui ti puoi accorgere solo se il tuo cuore batte più forte dei cuori normali.

Non sai cos’è la pazienza e il piccoso egoismo di cui ti sei armata ti ha tolto l’abbraccio che il tuo cuore veloce ha cercato sempre, perché in un posto del mondo, un cuore rosso volpe è stato fatto apposta per battere insieme al tuo.
Perché è questo che volevi, una mano che ti aiutasse a far rimarginare i lembi triti della tua ferita.
Un amore senza giudizio, immenso, senza remore, incondizionato e istintivo.
Al tuo tempo.

Mi sono presa cura di te finché non ho perso il passo e correrti accanto non era più possibile.
So che da questo catrame che ho nello stomaco sei, almeno un po’, soddisfatta.
E so anche che sei intenerita dalla miseria di chi ti piange senza averti mai accolto nella propria vita.

Quanto era nero il tuo buco nel cuore?
Hai avuto paura?

L’hai respirato il vento?

L’hai trovato il tuo posto nel mondo?

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