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Quattro Quinti

by gud, agosto 23, 2016

Io non posso aspettare
Io non so aspettare
Io non posso aspettare
Io non riesco ad aspettare.
Aspettare.

Quattro costanti quarti di clavette africane con un’imprecisione che mi sfugge: le mie ginocchia sotto il tavolo.

Tengo il tempo, che è un uomo che ti apre la portiera dell’auto ma che quando hai bisogno che ad aprirsi sia quel cazzo di barattolo di olive,è su un volo privato per Cabo San Lucas e non ne ha per te che ripieghi su un martini stando attenta alle schegge.
Tengo il tempo come un mastino a guinzaglio. Corto a passo lento, lungo se svelto, mi piace lo spazio e anche quando non c’è. Ma ci sono momenti in cui mi spoglio di ogni convinzione e nuda mi specchio sulla superficie liscia dell’egoismo e vedo che intorno al collo, il collare ce l’ho io.
Tengo il tempo della passione più viva come fossi un abbraccio di vetro. Cristalline queste onde, ora trascinano avanti, ora spingono, ora affondano le mie gambe inginocchiate e cristallo sono le mie dita che socchiudono rena che filtra perfetta nel gioco dell’impossibilità di un bis.

Un quattro quinti risuona identico ma identico non è
E niente torna
E tutto torna
Torna indietro
Sulla strada.

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