Coincidenze

“Cos’è l’amore?”
Tesoro mio che domandona.
Beh, hai presente il quadro che c’è nell’ingresso, proprio appena entri, di fronte al portone?
Sì, quel quadro con lo sfondo intenso che sfuma dal verde acqua al viola fino al rosso con un cerchietto ritagliato in fondo a destra?
Ecco quel quadro l’ho dipinto io, lo sai no?

Era una sera, una caldissima sera d’estate, molto più caldo di ora ed io ero a casa mia a riflettere sul mondo, sui rapporti umani, sui casini che combinavo e che dovevo in qualche modo risolvere…  ed intanto dipingevo quello che doveva essere il cielo visto da una finestra.
D’improvviso mi chiama un’amica, un’amica un po’ scema e mi dice “mettiti un vestito e i tacchi tu-sai-quali  che stasera mi servi in forma”
Io mi lamento per una decina di minuti ed in un quarto d’ora sono già fuori di casa.
Andiamo in uno di quei locali così esclusivi da essere quasi sconosciuti.
Balliamo fino a tarda notte e quando saliamo sul taxi per tornare a casa la mia amica dice al conducente di portarci alla stazione.
Io mi metto a ridere, sai come fanno le ragazze dopo qualche flute di troppo…
Quindi finiamo alla stazione con due biglietti del treno per Parigi.
Così, perché suonava bene e partiva tra venti minuti.
Saliamo, ci sediamo e cominciamo a farci un milione di autoscatti assurdi sfruttando tutto il repertorio di espressioni.
Qualche ora dopo il treno si ferma e per un guasto non bene identificato, una voce robotica si scusa per il disagio e ci fanno scendere.
Noi, rinsavite appena, cominciamo a chiederci se non è il caso di tornare a casa.
Mentre ci avvertono che non sarà possibile proseguire il viaggio col treno che ci aveva portato fin lì e che avremo dovuto attendere la corsa successiva, noi andiamo al box per farci cambiare biglietto per battere ritirata.
La mia amica si mette in fila, io vado a prendere un paio di caffè e mentre sono al banco sento una voce che conosco.
Pago, infilo in tasca i dieci centesimi di resto,
“fa che il trucco abbia retto, che non somigli a Curtney Love del giorno dopo” penso e mi volto con nonchalance.

“E tu che ci fai qui?”
“Lunga storia… sono con un’amica”
“E dove vai?”
“Sto tornando a casa…”

Siamo finite a girare il nord Europa con dei metallari…
Io sono tornata a casa un mese dopo con un anello al dito, una promessa al cuore e dieci centesimi in tasca che se guardi sono il buco preciso nel quadro.

Per me l’amore è questo.
E’ uno sfondo intenso, pieno di sfumature, su cui succedono le cose.
Ma non c’è una risposta jolly che vale per tutti, sicuramente se lo chiedi al nonno, sarà una di quelle canzoni fatte di grida indistinte e assoli di mezz’ora che mi faceva ascoltare dal suo ipod perché capissi il suo sentimento per me…

Ma tu lo sai cos’è un ipod?

Convivenze incongruenti.

Perché dopo che Kate Moss è stata immortalata sniffando coca, i suoi contratti si sono quintuplicati come il suo reddito e la sua popolarità?
Il successo è direttamente proporzionale alla condotta di vita “estrema” in qualche modo?
Personalmente, la bellezza scarna, filiforme e consumata della suddetta modella, mi è sempre piaciuta.
E per quanto riguardi la confusione su i modelli da seguire, in un paese in cui i giovani riempiono discoteche intere pur di vedere, anche da lontano, un Corona piuttosto che un ex tronista, c’è poco da sorprendersi.
Limitatamente al caso Moss o simili, credo però che un motivo, per la tanta attenzione, ci sia.
Il fatto di vedere una donna bella e potente in una situazione tanto squallida e degradante oltre che infelice, la rende, forse, più umana.
Meno copertina di Vogue e più persona.
Questa idea mi convince ma percepisco ancora un senso contraddittorio.
Forse noi donne siamo costrette a convivere con questo dualismo continuo…
Sì perché vogliamo essere emancipate, alla pari ed indipendenti…
Affermiamo in continuazione di non voler aver nulla a che fare col genere maschile…
E poi indossiamo abiti da modelle e teniamo il rossetto nella tasca interna della borsa…
Perché sentirci apprezzate esteticamente fa sorridere ed indispettire…
Ma il rossetto rimane perché l’interrogativo angosciante è :
“Quando finirà tutto questo? oppure: E’ già finito?”

Facendo il punto della situazione e non concludendo niente, al solito…
Con l’Eneide edizione critica di Paratore in una mano, mi accingo ad acquistare il modello di punta delle borse primaverili Liu-Jo.
Kate, appunto.

Je t'aime…

Quando ripenso a quel sorriso, che in un certo senso, da quel giorno, mi ha spaccato il cuore,

mi rendo conto che ogni cosa, porta in sé una parte di quel piccolo segreto, chiuso in fondo al desiderio di un “per sempre” impronunciato.
Questa sciocchezza l’ho trovata scritta sul quadernino dove un anno fa, tenevo le note salienti del mio percorso on Photoshop. Quadernino caduto in malora e finito insieme ad appunti di terza liceo, riesumati cercando il foglio coi dati della mia carta di credito…
Stranezze della vita.
Mi ricordo quando la scrissi, ma voglio dedicarla alla mia amata ed odiata consanguinea, che stasera ha preso un treno con la sua dolce metà, per andare a trascorrere il resto della settimana, nella città dove albergano le mie fantasie, e non solo le mie.
Paris.
Quando si segue lo stesso ritmo, quando si sente la stessa musica, quando il respiro è scambievole ed il tempo insieme non basta mai, l’amore è bellissimo.
E’ un continuo divenire.
E lo so che cambia, ma la cosa non è poi così spaventosa, perché se l’impianto audio è buono, tutto fila liscio.
E spero che l’entusiasmo che accende l’incontro dei loro sguardi, in loro, non sia affievolito dallo scorrere del tempo, che in fin dei conti è un galantuomo.
Bisogna aver fede. Giorno per giorno.
Buon viaggio cari giovinastri innamorati…